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Metà anni 80. Roma. Quartiere San Giovanni. Via della Caffarelletta. La stanza, che dividevo con mia sorella Diana era triangolare, piccola, conteneva appena un armadio per i vestiti e un letto a castello. I suoi due piani con scala mi ricordavano sempre che io ero il più piccolo, mentre nel buio fissavo il materasso di sopra. Una stanza insolita, non ho mai più visto stanze triangolari, ma allora non potevo rendermene conto, era l’unica stanza dei figli in cui ero stato.
I giocattoli li tenevamo in due scatoloni rossi lucidi, senza coperchio, che abitavano sotto al letto.
Poi c’era la Sala. Promossa dai ricordi come stanza più grande della casa. Due divani bianchi disposti ad L concludevano un rettangolo immaginario con il totem che dava senso alla stanza: il televisore, quello dei cartoni di allora. Io su quei divani passavo più tempo sotto che sopra: a quell’età infatti perfezionavo in maniera sempre più morbosa il gioco del nascondermi. All’epoca, alcune mattine della settimana lavorava in casa una donna. Aveva un viso bellissimo e io cercavo di attirare la sua attenzione come se fosse una compagna dell’asilo: facendole i dispetti; nascondendomi. La casa era piccola, i nascondigli non troppi; alla fine riusciva sempre a ritrovarmi, mi dava qualche rimprovero, a volte un sorriso, ma tutto finiva lì. Così, un pomeriggio, mentre mia sorella allo specchio si metteva in testa delle lunghe gonne, con cui fingeva di avere dei capelli sino al sedere, io iniziai a guardarmi intorno, girai per tutte le stanze fino all’ora di cena, e al richiamo a tavola di mia madre andai a mangiare con un sorriso. Il mattino dopo arrivò la donna. Per prima cosa, come ogni mattina, chiuse la porta di casa col paletto. Poi venne a salutarmi, con un bacio, e infine andò in cucina a stirare. Aspettai per un po’ nella mia stanza. Poi lasciando i giocattoli sul parquet, aprii la finestra della stanza. Solo allora, quatto quatto, tornai indietro, uscii dalla stanza fino a scivolare dal corridoio al bagnetto di servizio: Uno stanzino minuscolo con un gabinetto, una lavatrice, e la cesta dei panni sporchi. Quel giorno presi lo schiaffo più forte della mia infanzia. Intanto il mio nome iniziava a venir gridato per tutte le stanze della casa. Quando la donna entrò nel bagno alzò la cesta dei panni sporchi, guardò perfino dentro la lavatrice, “Danieleee!…Danieleeee..” e poi se ne andò sconsolata a cercarmi altrove. La faccenda finì quando tornò a casa mia madre. La donna era in lacrime. Mia madre: “che succede?” “Signora, io l’ho cercato da per tutto, dalla porta di casa non è uscito perché l’ho chiusa come mi ha detto lei, e in casa proprio non c’è, c’è solo la finestra aperta di là in camera sua…”. Quando mia madre assieme con la donna entrò nel bagno il clima si era ormai fatto pesante e io iniziavo a soffocare, quindi con nonchalance spinsi i panni sporchi sotto i quali stavo nascosto, feci cadere il coperchio e dissi “Ta-daaan”: Lo schiaffone più forte della mia infanzia.
Accanto a mia madre stava la prima donna della mia vita che avevo fatto piangere. Che bella che era.
Altri schiaffoni, ma di diversa sostanza, li presi in quel breve periodo in cui ereditai da mia sorella la geniale abitudine di disegnare con le matite sui muri bianchi della casa. Una passione che durò poco.
Forse il luogo in cui ho trascorso le ore più felici era il balcone, piccolissimo, come tutto in casa, ma vertiginosamente alto, e comunque abbastanza grande per farci stare una piscinetta di gomma dove io e Diana passavamo le ore più calde. Il Balcone dava oscenamente su un altro palazzone, a pochi metri di fronte, questo faceva si che la luce non fosse mai troppa: ai miei ricordi sembra di aver vissuto quegli anni in un perenne tramonto estivo. Da quel balcone però vedevo gli aerei volare. Allora questa faccenda degli aerei era un po’ per tutti una novità e io sapevo che mio padre, almeno due volte a settimana stava dentro uno di quei misteri che per pochi secondi attraversavano il cielo in mio possesso.
Era l’estate dell’87. In Agosto sarebbe nata Martina, l’altra mia sorella. Da lì a poco avremmo lasciato quella casa per sempre.



Una Casa

10 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 11/06/08 alle ore 01:38  : 0 [0 voti] (vota: ok)



Come gli spazzini
che nella notte della notte
fanno piazza pulita di ogni vuoto di vetro
di ogni orfano di latta
Il tempo, non visto,
si esercita sul cuore
garantendo quella camicia bianca
necessaria per mettersi ogni mattina
in coda al giorno.
Resta però quell’odore di spinto abuso
che ancora ci fa riconoscere,
in una piazza
come in un paio d’occhi,
i segni di un umanità scolata fino agli arcobaleni.



Vicolo San Lorenzo

12 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 05/06/08 alle ore 02:30  : 0 [0 voti] (vota: ok)



Mitigato da un soffio di Primavera
Il mio clima umorale
mi spinge a indossare gli occhi da zingaro.
Vestiti nuda, questa sera.



Vicolo 16

8 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 28/05/08 alle ore 02:05  : 0 [0 voti] (vota: ok)



Puoi trovarci a volte
dentro alcune giornate di pioggia
ciascuno sulla sua pace d’asfalto,
che camminiamo
senza ombrello,

senza peso,
senza ingorghi ,
masticando scorpioni e sabbia.
Ormai che ci obblighiamo estranei,
puoi trovarci a volte, in giornate come queste,
che camminando
sembra quasi di sentire
nella mia
la tua mano.



Vicolo 15

8 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 20/05/08 alle ore 19:18  : 4 [1 voto] (vota: ok)



Sdraiato perso
sprofondo in questa distesa di papaveri e vespe.
Lungo quest’anno monco
in cui ci siamo fatti spazio
sei stata una ferita ulcerosa
sulla fronte della Ragione.
E’ quest’evidenza che più di ogni altra cosa
mi convince a congedare il passato
posandoci sopra una sottile piuma bianca:
L’inutile certezza di averti amato



Vicolo 14

16 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 14/05/08 alle ore 13:53  : 5 [1 voto] (vota: ok)



Sul pianoforte sgangherato del mio umore
è scesa la mano negra del Jazz.
Abito l’inferno dei secondi
col sorriso degli anni.
E il futuro
è quell’istante in cui tutte queste note
riprenderanno ad andare a tempo, uno qualunque.



Vicolo 13

17 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 09/05/08 alle ore 00:15  : 5 [1 voto] (vota: ok)



 

La soglia è sempre aperta. Appena fuori ristagna la luce del mezzogiorno.
Io cammino per i corridoi, sosto nelle stanze, cado su poltrone polverose.
Ovunque mi volto vedo ombre che il tempo ha tatuato su pareti, mobili e pavimento, come ustioni perpetue.
Mia madre in cucina sta dando da mangiare a un gatto che non abbiamo mai avuto.
Mia sorella, nuda sul pavimento della sua stanza ritaglia mutande in minuscoli coriandoli.
Io mi alzo,
vado a cambiare l’acqua della vasca, dove giace una donna morta.
Non pensate alla follia, ne alla sfortuna,
e vi prego, soprattutto, non ammazzateci di compassione.
E’ soltanto vita.



Paradisi familiari

6 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 01/05/08 alle ore 00:59  : 0 [0 voti] (vota: ok)



 

Alla fine, nel colmo della notte, ci sono venuto a bussare alla tua porta.
Io, che quella porta non l’avevo mai vista restare chiusa,
mi sono dovuto portare via a forza,
capendolo così
che quello era il tuo modo di decidere il reciproco “addio”.
Quando all’Alba di questa storia ho detto che avrei voluto amarti senza parole, non avrei mai immaginato che l’avresti chiusa tu, senza parole.
In questi giorni spesso ho cercato di mettere assieme quel gesto con tutto il resto che mi hai dato, che c’è stato.
Mi sono chiesto come fosse possibile.
E’palese il limite a cui mi trovo di fronte,
Perché ancora oggi io non riesco a capirlo,
l’evidenza dei fatti esplicita che sono comportamenti della stessa persona
ma io ancora, non riesco a metterli assieme.
Forse non ti ho mai conosciuta davvero,
forse ho voluto vedere di te solo quello che mi faceva piacere,
forse, forse, forse,
forse stanotte non mi troverei in mezzo a tutti questi forse se tu non te ne fossi andata via così.
forse facciamo che adesso vado a dormire e da domani non è più importante saperlo.
Si,
mi hai fatto male,
ed è perfino banale dirlo,
ma oggi di risultare banale non me ne frega più nulla.
Che forse era anche meglio chiuderla, ma anche ammesso, non così,
che è proprio il come si mettono i punti a cambiare il senso di un discorso.
E il punto è che sono stato trattato gratuitamente come l’ultimo degli stronzi,
e se davvero lo meritavo, lo sai solo tu.
E qualcosa lì, su quel pianerottolo,
dove le mie nocche bussavano il legno,
dove oltre la porta sentivo mezze parole, passi, e risate smorzate,
qualcosa lì di me,
deve esserci rimasto,
perché sennò non si spiega come mai oggi
sono ancora qui a versare inchiostro
ed invece di mandarti solo a fanculo, come tante volte ho fatto dentro di me,
come dovrei,
ti dico anche
e in fondo sopratutto: Buona vita, ovunque tu vada, per le tue sfide in atto, che io so quanto sono vere,
e per quelle a venire. E trattali bene, i tuoi occhi, quei cazzo di occhi.
E te lo dico usando tutte le rimanenze di quell’amore che da quella notte
è diventato ingombrante avanzo per i depositi dell’inutile.
E te lo dico scrivendo, l’unico modo in cui mi capita di parlare,
lasciando qui queste ultime parole che probabilmente non ti incontreranno mai.



.

9 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 23/04/08 alle ore 02:20  : 5 [3 voti] (vota: ok)



 

Pellegrino degli istanti
questo vento di sabbia ti ha soffiato addosso tutto il deserto
nel nome di una rosa minerale, minuta e luminosa
che ancora sostieni tra palmi amorevolmente bruciati.
Pellegrino dei battiti
quando avevi cominciato a camminare eri sorgente di forza,
adesso granelli di sabbia cuciono brandelli di stoffa alla carne erosa
mentre la cartilagine della tua voglia si fa sempre più fragile.
Un passo ancora e il tuo corpo si spezzerà d'incanto
Sotto l’afa di un sole ormai nero.
Diventerai polvere nella scia di correnti d'alta quota
dove un soffio di infinito ti plasmerà a nuove forme dell'essere.
In basso, tra la sabbia, resterà una pietra rosso spenta,
l'ennesima ferita calcificata
di questa landa dei tentativi
che tutti percorriamo con l’attitudine delle onde.



La via della sabbia

5 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 15/04/08 alle ore 14:15  : 5 [1 voto] (vota: ok)



Ogni giorno espongo il mio essere
alla chemioterapia del crescere.
Per nasconderne i segni poi
indosso la faccia da culo del quotidiano.
Difficile crederlo, ma quando esco in strada
vedo che tutti in giro,
hanno quella mia stessa faccia.



Vicolo 12

11 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 09/04/08 alle ore 01:12  : 4 [1 voto] (vota: ok)



Ho un amore così storpio
che da sempre relego a vivere nelle intercapedini del mio essere.
Un giorno, a furia di nascondersi dal mondo, è inciampato sul tuo,
che riposava accucciato come un fagotto tra stracci marcescenti.
E' da allora che mentre noi in superficie celebriamo questa ridicola danza
fatta di sinceri addii e puntuali ritorni,
loro, riconosciutisi similmente deformi,
si sono presi per mano
iniziando a camminare nell’ombra
senza più lasciarsi.



Vicolo Noi

10 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 29/03/08 alle ore 18:28  : 5 [3 voti] (vota: ok)



 

Signori
Al giorno d'oggi siamo arrivati all'assurdo
che chiunque abbia un minimo di amor proprio
debba impiegarlo tutto per difendere il proprio malessere,
visto che è la parte di noi ad essere più gravemente minacciata
da questa cultura dell'aborto emozionale,
secondo cui è necessario "sfogarsi",
evacuare un emozione il prima possibile, per tornare a stare bene.
Oggi riuscire a vivere dentro se stessi
diventa tristemente sempre più un arte
piuttosto che il modo preferenziale per prendersi cura di se:
C'è l'idea che il disagio non serve a niente
che starci dentro sia solo masochismo o debolezza
piuttosto che condizione di partenza per capirci qualcosa
del disagio stesso e di noi in relazione ad esso.
C'è l'idea che vada solo raschiato via il prima possibile
raschiando così anche la carne del nostro essere.
Se c'è quest'idea si capisce allora che quando siamo investiti
da un emozione disturbante, pur di non starci dentro,
la sfogheremo attraverso i più miseri agiti, mortificando le nostre potenzialità,
piuttosto che cullarla, dargli voce, tradurla in parole,
sulle quali è possibile pensare, comunicare, condividere senso.
E visto che su quest'idea dello sfogo emotivo c'è anche un intero bussnes che ci campa,
promuovendola,
si può ben dire che siamo le banconote di un immenso distributore di sfoghi.
Ognuno di noi dovrebbe dire di no a tutto questo
facendosi sempre più carico di se stesso,
in culo alla cultura della schizofrenia emozionale.

(E ovviamente, il primo cliente di queste parole, sono io)





In schizofrenia emozionale

13 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 21/03/08 alle ore 18:57  : 5 [1 voto] (vota: ok)



E’ tutta la notte che stupro queste cosce.
Ho provato anche con gruccia e spuntone arroventato.
Niente da fare,
la sofferenza resta vergine.



Vicolo 11

6 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 14/03/08 alle ore 02:42  : 5 [1 voto] (vota: ok)



Mi arrendo all’evidenza.
I cartelli stradali che metti a supporto delle tue dichiarate intenzioni
sono così palesemente sbagliati che per orientarmi
son costretto ad abusare del mio navigatore emozionale.



Vicolo 10

6 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 08/03/08 alle ore 11:31  : 5 [1 voto] (vota: ok)



La buonamaniera della pelle nasconde l'osteoporosi dell'essere.
Fai bene quindi, a ostentare leggerezza.



Vicolo 9

3 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 02/03/08 alle ore 12:10  : 0 [0 voti] (vota: ok)



Non potendomi permettere una felicità senza chiodi
raschio le giornate,
alla ricerca di una tristezza di lusso.





Vicolo 8

11 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 24/02/08 alle ore 01:09  : 0 [0 voti] (vota: ok)



Aggrappato al cesso
vomito le conseguenze dell'overdose di vita
appena fatta.
Mentre vengo sconquassato
mi ripeto tremante
che il genio sta
nell'aumentarsi ogni mattina la dose.



Vicolo 7

8 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 17/02/08 alle ore 05:39  : 0 [0 voti] (vota: ok)



Sto mettendo i nostri ricordi in un museo.
Così protetti, invecchieranno di un anno al giorno.
L’unico lusso che ancora mi permetto
e’ un cuscino accanto al mio,
a cui ogni mattina continuo a ripetere sottovoce:
Buongiorno...




Vicolo 6

9 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 12/02/08 alle ore 00:00  : 5 [1 voto] (vota: ok)



Straziato d'avere addosso
la responsabilità dei miei stati d'animo
l'ho ceduta in gestione a una prostituta e al suo marciapiede:
Sono un superstite delle mie scelte,
affidarmi alla sorte non potrà mai esser troppo peggio.



Vicolo 5

6 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 06/02/08 alle ore 10:01  : 5 [2 voti] (vota: ok)



All’improvviso mi prude la penna,
corro nella mia stanza.
Sulla scrivania ci sei tu che gemi
con le gambe strette al corpo di un altro.
Lo metto a fuoco: è il mio poeta interiore.
Vabbè, ripasso più tardi.




Vicolo 4

6 buchi nell'Acqua 
  Immaginato il 01/02/08 alle ore 01:43  : 5 [1 voto] (vota: ok)