Signori
Al giorno d'oggi siamo arrivati all'assurdo
che chiunque abbia un minimo di amor proprio
debba impiegarlo tutto per difendere il proprio malessere,
visto che è la parte di noi ad essere più gravemente minacciata
da questa cultura dell'aborto emozionale,
secondo cui è necessario "sfogarsi",
evacuare un emozione il prima possibile, per tornare a stare bene.
Oggi riuscire a vivere dentro se stessi
diventa tristemente sempre più un arte
piuttosto che il modo preferenziale per prendersi cura di se:
C'è l'idea che il disagio non serve a niente
che starci dentro sia solo masochismo o debolezza
piuttosto che condizione di partenza per capirci qualcosa
del disagio stesso e di noi in relazione ad esso.
C'è l'idea che vada solo raschiato via il prima possibile
raschiando così anche la carne del nostro essere.
Se c'è quest'idea si capisce allora che quando siamo investiti
da un emozione disturbante, pur di non starci dentro,
la sfogheremo attraverso i più miseri agiti, mortificando le nostre potenzialità,
piuttosto che cullarla, dargli voce, tradurla in parole,
sulle quali è possibile pensare, comunicare, condividere senso.
E visto che su quest'idea dello sfogo emotivo c'è anche un intero bussnes che ci campa,
promuovendola,
si può ben dire che siamo le banconote di un immenso distributore di sfoghi.
Ognuno di noi dovrebbe dire di no a tutto questo
facendosi sempre più carico di se stesso,
in culo alla cultura della schizofrenia emozionale.
(E ovviamente, il primo cliente di queste parole, sono io)
